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Belmonte e il legame forte con la comunità locale

Dieci domande per capire ciò che Belmonte rappresenta nella vita concreta e nell’immaginario dei suoi “abitanti" e per individuare aspetti che potranno essere utili per la valorizzazione del patrimonio culturale riconosciuto dall’UNESCO. SINTESI DEI RISULTATI

L’indagine è stata svolta a partire dal mese di febbraio dal progetto "Belmonte, un Sacro Monte aperto al mondo" per sondare la conoscenza e la frequentazione del Sacro Monte di Belmonte da parte delle famiglie con figli in età scolare. Su 450 questionari sono 375 le risposte, ottenute grazie alla sollecitudine degli insegnanti che hanno trasmesso il questionario alle famiglie degli allievi delle scuole di Cuorgnè, Prascorsano e Valperga. 

EMERGE Il senso di appartenenza e il rapporto vivo degli abitanti del territorio con il Sacro Monte nei suoi diversi aspetti individuati principalmente nel Santuario, il bosco, i percorsi per arrivarci, il ristorante. Molti i ricordi e i racconti in cui si fa riferimento alla fondazione del Santuario per un voto di Re Arduino, al miracolo del cielo oscurato quando si volle trasferire la statua della Madonna. In generale si tratta di ricordi belli, a volte teneri e carichi di nostalgia che inducono gli scriventi a tornare spesso a Belmonte: ricordi di infanzia, di passeggiate con i genitori, i nonni, gli amici e picnic al “campass”, per molti molto importanti. Ricordi di momenti di preghiera e di riflessione organizzati dagli oratori, e di messe, matrimoni, riti. In partiolare, la Via Crucis notturna che si svolge durante la settimana santa tra le cappelle, la messa della note di Natale, le celebrazioni del 2 o del 17 agosto. Le cappelle della Via Crucis sono citate prevalentemente nei discorsi degli studiosi e di persone piuttoso anziane che raccontano di pratiche devozionali del passato (curiosa, remota pratica ea quella di far prendere a sassate dai bambini le statue dei soldati e dei cattivi).

Sono state a Belmonte, almeno una volta, il 64% delle persone. Dalla Valle Gallenca, a cui “appartiene” geograficamente Belmonte, ci va abitualmente il 50%, da Cuorgnè il 32%; non conoscono Belmonte una ventina di pesone, in prevalenza stranieri, che però ne hanno sentito parlare.L’87% conosce il Santuario ed evidentemente, visto il 64% di chi ci è realmente stato, la conoscenza del Santuario è intesa in senso ampio, come consapevolezza, anche solo visiva, della sua presenza sul territorio e non solo come conoscenza diretta. Le 13 Cappelle della Via Crucis sono conosciute dal 58% del totale, i sentieri sono frequentati dal 52% mentre il 62% delle persone ha raggiunto Belmonte a piedi, almeno una volta. Meno noto sembra essere l’aspetto archeologico conosciuto solo dal 28% delle persone. Rimane costante il dato più alto degli abitanti della Valle Gallenca e di Cuorgnè rispetto al gruppo dei non piemontesi e di gli stranieri.

Il 60%, afferma di sapere dell’iscrizione del Sacro Monte tra i beni che l’UNESCO definisce Patrimonio dell’Umanità. Per il 46% degli intervistati Belmonte è soprattutto il Santuario. Il contesto naturalistico e la rete dei sentieri, presi a sé, rappresentano il Sacro Monte per il 14% del totale. Anche le Cappelle della Via Crucis sono poste in secondo piano: pur essendo conosciute dal 58% del totale, rappresentano Belmonte solo per il 10% del totale degli intervistati. Per il 59% delle persone interpellate la conoscenza di Belmonte è stata promossa dalla famiglia, seguita dagli amici (25%) e, al terzo posto, dalla scuola (22%). Per il 19% è stata favorita dalla parrocchia. Per il sottogruppo dei non piemontesi e degli stranieri prevalgono gli amici.

Il 79% dei rispondenti ritiene che Belmonte sia adeguatamente conosciuto e frequentato a livello locale mentre sul livello nazionale la percezione è contraria: solo il 17% ritieneche ciò avvenga e che la conoscenza e frequentazione a livello nazionale non sia adeguata.

Quali aspetti attuali di Belmonte sono ritenuti più importanti? Il 64% ha indicato quello naturalistico. L’aspetto devozionale è ritenuto importante dal 42% del totale delle persone interpellate, con una netta prevalenza del sottogruppo della Valle Gallenca, dove viene indicato dal 55%. Segue l’aspetto culturale (29%), valorizzato soprattutto in Valle Gallenca (36%) e tra i non piemontesi (un terzo, 11 su 31). L’aspetto sportivo ha importanza per il 17% di chi risponde mentre quello ricreatvo conta per il 14%.

Su che cosa dovrebbe puntare Belmonte per il suo sviluppo? Per i rispondenti natura e ambiente prevalgono con il 57%, mentre si situano a pari merito l’opzione “spiritualità” e “storico-culturale” col 47%. Chi vive in valle Gallenca dà una valutazione più alta (56%) in corrispondenza all’indicazione dell’aspetto devozionale, personalmente più sentito. L'ambito comunitario-ricreativo viene scelto dal 37% del totale, infine, quello sportivo è segnalato dal 30% degli interpellati, con un contributo dei non piemontesi che sale al 36%.

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